I Pompelmi

 

Il pompelmo (Citrus × paradisi) è un albero da frutto appartenente al genere Citrus, e alla famiglia delle Rutaceae. Il nome comune pompelmo si può riferire tanto alla pianta quanto al suo frutto. È un antico ibrido, probabilmente tra l'arancio dolce ed il pomelo, ma da secoli costituisce specie autonoma che si propaga per talea e per innesto.

È un albero sempreverde alto solitamente dai 5 ai 6 metri, ma può raggiungere i 13-15 metri. Le sue foglie sono di colore verde scuro, lunghe (oltre i 15 cm) e sottili. Produce fiori bianchi composti da quattro petali di 5 cm. Il frutto è giallo, di aspetto globoso di diametro di 10–15 cm ed è composto da spicchi incolori. È uno dei più grandi tra i frutti degli agrumi, secondo solo al pomelo, dato che può facilmente raggiungere i due kg di peso, nel qual caso però non viene consumato fresco, ma è destinato all'industria conserviera per la produzione di succo. La buccia del pompelmo è abbondantemente foderata dalla massa spugnosa detta albedo che è però leggermente meno compatta di quella del limone. Per questo motivo il frutto non ha la consistenza del limone, né l’elasticità dell’arancia, il che lo fa spesso sembrare ammaccato.

Alcuni studi evidenziano proprietà antimicotiche, antimicrobiche e antibatteriche ad ampio spettro del GSE (Grapefruit-Seed Extract)[4][5]. Con una diluizione di 1:512 è eliminata completamente la tossicità del succo, rispetto ai comuni antibiotici, svolgendo un'azione selettiva che colpisce i soli batteri non familiari all'organismo. Al microscopio elettronico si è evidenziato come in 15 minuti dal contatto vien distrutta la membrana del batterio e liberato quanto contenuto nel suo citoplasma[6]

La naringenina (così come la glicirrizina della liquirizia) inibisce l'azione dell'enzima l'11-beta-idrossisteroido-deidrogenasi tipo 2 (11-beta-HSD-2), il quale trasforma l'ormone cortisolo nel suo metabolita inattivo cortisone, ed è fondamentale nel controllo dell'attività dei glucocorticoidi in genere.

Di contro, negli ultimi trent'anni sono state fatte delle interessanti scoperte in farmacologia a proposito del ruolo del succo di pompelmo rispetto alle terapie farmacologiche. Questi studi presero vita a partire dall'osservazione che in alcuni Stati meridionali degli Stati Uniti d'America, in particolare in Texas, diverse terapie normalmente in uso anche nel resto del Paese davano risultati inferiori o addirittura nulli in una percentuale significativa di casi[senza fonte]. Si iniziò quindi a dibattere sulle possibili cause di questa manifestazione.

Nel corso degli studi, venne notato che negli Stati interessati il consumo di succo di pompelmo come bevanda (considerata molto rinfrescante in luoghi dove il clima era spesso molto caldo) era notevolmente più alto che negli altri Stati; si registrarono addirittura casi di persone che consumavano 1-2 galloni (equivalente a 4-8 litri) al giorno di succo di pompelmo. Nel proseguire degli studi, il mistero che circondava la correlazione tra i due aspetti (consumo di succo di pompelmo e fallimenti terapeutici) venne svelato.

La bergamottina, contenuta nel pompelmo, è un potente competitore ed inibitore metabolico dell'isoforma CYP3A4 del citocromo P450 epatico; questo citocromo è, in breve, un complesso di enzimi del fegato che sovrintende al metabolismo della stragrande maggioranza delle sostanze introdotte nell'organismo, dai farmaci ai nutrienti alle sostanze tossiche (tutti insieme vanno sotto il nome di xenobiotici); l'isoforma 3A4 (una forma particolare di questo complesso enzimatico), in particolare, metabolizza circa il 50%[7] di tutti i farmaci attualmente prescritti per le terapie. La bergamottina agendo da competitore rende meno disponibile il citocromo per le molecole di farmaco, mentre come inibitore diminuisce la produzione degli enzimi a livello epatico. Il farmaco viene quindi metabolizzato più lentamente, con conseguente aumento dello stesso nei livelli plasmatici.

Sono documentate le inibizioni del metabolismo di alcuni psicolettici (come alprazolam, midazolam e triazolam), statine (atorvastatina) e di ciclosporine[8].

L'uso eccessivo dei derivati del pompelmo porta all'inibizione del CYP3A4, citocromo epatico che è responsabile dell'elaborazione di molti farmaci. I farmaci elaborati da esso di conseguenza raggiungeranno valori plasmatici più elevati e questo fatto può portare a complicazioni rilevanti.[9] La funzione della pillola anticoncezionale può, per esempio, essere alterata a causa di un blocco del CYP3A4 per mezzo del succo di pompelmo.

È dunque consigliabile, per chi facesse uso di farmaci, rivolgersi per informazioni a personale qualificato e sospendere il consumo del succo di pompelmo.

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